PFAS nell'acqua: cosa sono, dove si trovano in Italia e come proteggersi
I PFAS sono una famiglia di oltre 4.700 sostanze chimiche sintetiche definite "forever chemicals" — non si degradano nell'ambiente né nel corpo umano. In Italia la contaminazione più grave è nel Veneto, ma il problema è distribuito. Dal 2026 i limiti EU sono molto più severi. Ecco cosa sapere.
Aree italiane con storiche problematiche PFAS (dati ISPRA/ISS)
Fonte: monitoraggi ISPRA 2023 e rapporti ISS. La situazione si aggiorna con i piani di bonifica regionali.
1. Cosa sono i PFAS e come entrano nell'acqua
PFAS è l'acronimo di sostanze poli- e perfluoroalchiliche (Per- and Polyfluoroalkyl Substances). Si tratta di una famiglia di oltre 4.700 composti chimici sintetici, accomunati dalla presenza di legami carbonio-fluoro — i legami più forti in chimica organica. Questa stabilità li rende quasi indistruttibili: non si degradano nell'ambiente, si accumulano negli ecosistemi acquatici e si bioaccumulano negli organismi viventi, incluso il corpo umano.
Sono stati usati industrialmente dagli anni '50 in: padelle antiaderenti (PTFE/Teflon), imballaggi alimentari impermeabili ai grassi (carta da forno, contenitori fast food), tessuti impermeabili (Gore-Tex), schiume antincendio AFFF (usate in aeroporti e basi militari), rivestimenti industriali, cosmetici e prodotti per la cura personale.
Raggiungono le falde acquifere e i fiumi attraverso: scarichi industriali, dilavamento da terreni contaminati, infiltrazione da discariche, e allenamenti con schiume AFFF presso aeroporti e basi militari.
2. La PFAS Valley del Veneto: la storia
Il caso italiano più grave riguarda un'area di circa 180 km² tra le province di Vicenza, Verona e Padova, nota come "PFAS Valley". La contaminazione è stata causata principalmente dagli scarichi dell'azienda chimica Miteni S.p.A. (ex Rimar Chemicals, già produttore per conto di 3M e Solvay) a Trissino (VI), attiva dal 1965 fino alla chiusura nel 2018.
Le analisi condotte dall'ARPA Veneto a partire dal 2013 hanno rilevato concentrazioni di PFOA (acido perfluoroottanoico) e PFOS (perfluoroottano sulfonato) nelle acque di falda e nei rubinetti dei comuni limitrofi fino a decine di volte superiori ai limiti di precauzione dell'epoca. Oltre 300.000 persone hanno bevuto acqua contaminata per decenni senza saperlo.
Nel 2024 è arrivata la sentenza di primo grado del Tribunale di Vicenza: 15 ex dirigenti di Miteni condannati per disastro ambientale e avvelenamento delle acque. La bonifica delle falde è ancora in corso e richiederà decenni.
3. I nuovi limiti europei del D.Lgs 18/2023
Il D.Lgs. 18/2023 ha recepito la Direttiva UE 2020/2184 sull'acqua potabile, introducendo per la prima volta in Italia limiti specifici per i PFAS. I nuovi valori, in vigore da gennaio 2026, sono:
PFAS singolo (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS)
0,01 µg/L
10 nanogrammi per litro — per ogni singolo composto classificato come preoccupante
Somma 20 PFAS (totale)
0,1 µg/L
100 nanogrammi per litro — somma della concentrazione dei 20 PFAS di interesse
Prima del recepimento della direttiva EU, l'Italia non aveva limiti nazionali obbligatori per i PFAS nell'acqua potabile (esistevano solo valori di riferimento dell'ISS non vincolanti). Questi nuovi limiti sono tra i più severi al mondo.
4. Rischi per la salute: cosa dice la scienza
Nel luglio 2023, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo (Gruppo 1) e il PFOS come possibile cancerogeno (Gruppo 2B), sulla base di evidenze epidemiologiche accumulate negli ultimi vent'anni.
Gli effetti documentati dalla letteratura scientifica includono: aumento del rischio di tumori renali e testicolari (PFOA), disfunzioni tiroidee, riduzione della risposta immunitaria ai vaccini (particolarmente nei bambini), alterazioni ormonali, aumento del colesterolo LDL, complicanze in gravidanza e riduzione del peso alla nascita.
L'esposizione è prevalentemente attraverso cibo e acqua. Poiché i PFAS si bioaccumulano e non vengono eliminati facilmente dall'organismo (emivita di PFOA nell'uomo: 3,5–4 anni), anche esposizioni a basse concentrazioni nel lungo periodo sono problematiche.
5. Come eliminare i PFAS dall'acqua di casa
| Tecnologia | Efficacia PFAS | Note |
|---|---|---|
| Osmosi inversa (RO) | >95% | Più efficace per PFAS a catena corta e lunga. Studio Environmental Science & Technology 2020. |
| Carbone attivo granulare (GAC) | 70–90% | Efficace su PFAS a catena lunga (C8+). Meno efficace su PFAS a catena corta (PFBA, PFBS). Necessita sostituzione frequente. |
| Carbone attivo a blocco (filtri brocca) | 30–50% | Dipende molto dalla marca e dalla velocità di flusso. Non affidabile come soluzione primaria. |
| Bollitura | 0% | Non ha nessun effetto sui PFAS. La bollitura concentra i PFAS riducendo il volume d'acqua. |
6. Come sapere se l'acqua del tuo rubinetto ha PFAS
Le aziende idriche italiane sono obbligate a pubblicare i risultati delle analisi dell'acqua. Puoi consultare:
- Il sito web del tuo gestore idrico locale (in molti casi disponibile nella sezione "Qualità dell'acqua" o "Analisi chimiche")
- Il portale acqualab.it dell'UTILITALIA (federazione delle utilities italiane) con le analisi per comune
- I rapporti ARPA (Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente) della tua regione
- I rapporti annuali dell'ISS sulla qualità delle acque destinate al consumo umano
Se sei in zona a rischio PFAS
Se vivi nelle aree segnalate da ISPRA o ARPA come a rischio (in particolare Veneto, alcune aree piemontesi o vicino ad aeroporti con attività antincendio), l'osmosi inversa è l'unico sistema domestico con efficacia documentata superiore al 95% su tutta la famiglia di PFAS, compresi quelli a catena corta che il carbone attivo non trattiene.
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